Il Caso dell’Atleta di Lisippo

La statua, nota come l’Atleta Vittorioso, era stata recuperata da un peschereccio di Fano (Pesaro Urbino) nel 1964 al largo di Pedaso e dopo essere stata nascosta alle autorità italiane, fu venduta prima ad un antiquario di Milano e poi acquistata nel 1971 da Heinz Herzer, un commerciante tedesco che la restaurò, la datò e l’attribuì a Lisippo. Nel 1977, dopo aver rischiato di finire sul mercato nero, fu acquistata dal Getty Museum.

La magistratura pesarese si era pronunciata sulla vicenda nel 2009 e nel 2013, richiedendo la confisca del bronzo in quanto bene inalienabile dello Stato, ma entrambe le volte il museo americano ha ottenuto l’annullamento per vizi procedurali.

Lo scorso giugno il gip di Pesaro ha ordinato nuovamente la confisca del bene “ovunque si trovi”, sentenza confermata dalla Cassazione che ha respinto integralmente il ricorso del Getty Museum e ha richiesto la restituzione immediata del bene all’Italia.

Ora il museo statunitense potrà appellarsi all’Alta Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dal momento che nel 1968 la stessa Cassazione aveva dichiarato che non vi erano prove che la statua appartenesse all’Italia e questa posizione non è stata formalmente contraddetta. Con le parole di Lisa Lapin, vice-presidente della comunicazione del Getty, «la statua non è e non è mai stata parte della eredità culturale italiana. La scoperta accidentale da parte di cittadini italiani non la rende un oggetto italiano».

Un caso complesso che ancora non sembra aver raggiunto una conclusione, aspetteremo i prossimi risvolti per commentarli con voi.